Psicologia Giuridica

23 giugno 2016

La psicologia giuridica è una disciplina applicata il cui oggetto di studio è costituito dal diritto e dal rapporto fra individuo, collettività e regole formalizzate della convivenza. In Italia Essa ha forti tradizioni che risalgono addirittura agli inizi del ‘900, epoca in cui illuminati studiosi come U. Fiore (1909), S. G. Ferrari, A. Renda (1906) e S. De Sanctis (1913) già segnalavano, attraverso articoli e lavori specifici, le varie direzioni in cui si poteva sviluppare la materia. Soltanto,poi, nel 1925 con la pubblicazione di “Psicologia Giudiziaria” di Enrico Altavilla (giurista napoletano, docente di Diritto e Procedura Penale), la psicologia giuridica ebbe una vera sistematizzazione coniugando il Diritto e la Psicologia all’interno dello stesso processo e pur lasciando ad entrambe la loro necessaria autonomia.
La sua identità attuale ha avuto il riconoscimento di referente scientifico da cui attingere metodi di ricerca, paradigmi e strumenti operativi specializzati, e la caratteristica di interdisciplinarietà in quell’area giuridica che è ancora oggi densa di riflessioni, domande e prospettive di sviluppo. Anche la pratica consulenziale in sede giudiziaria (perizie e consulenze tecniche) e quella d’intervento negli istituti penitenziari (sia in ambito minorile sia nel settore degli adulti) hanno consentito a tale branca della psicologia di dotarsi, progressivamente, di spazio e approvazione.
Per giungere a tali assunzioni concettuali,però, da dopo il trattato di Altavilla, la psicologia giuridica ha dovuto affrontare un lungo periodo di ostracismo e chiusura da parte del sapere giuridico che, all’epoca, viveva conflitti culturali e scientifici. Non ritroviamo più nulla di determinante fino al 1954 quando, la pubblicazione in lingua italiana del volume di Mira y Lopez “Manuale di psicologia giuridica”, e la pubblicazione degli “Atti del convegno nazionale” di alcune fra le più urgenti riforme della Procedura Penale, costituirono una ripresa. Fu, questo, come ricorda Gulotta (1987), un congresso di grande rilievo e di apertura rispetto le tematiche future e le collaborazioni fra le due discipline, in cui importanti giuristi e psicologi (fra gli altri Battaglini, Bellavista, Beria d’Argentine, Dall’Ora, De Nicola, Di Tullio, Gemelli, Musatti, Nuvolone) si confrontarono sull’indagine della personalità dell’imputato e della persona offesa, sull’uso della psicoanalisi e delle tecniche proiettive. Comunque, la collaborazione fra gli psicologi sperimentali dell’epoca e i giuristi era proseguita anche attraverso studi, incontri e pubblicazioni di articoli, con interessi reciproci legati alla maggiore comprensione del crimine e alla possibilità di rendere più equa la giustizia anche con gli studi sulla personalità.
Il vero ritorno incisivo della psicologia giuridica, però, può essere collocato verso la fine degli anni ’70, con l’impulso di autori e studiosi come Gaetano De Leo, Luisella de Cataldo, Guglielmo Gulotta, Fulvio Scaparro (questi ultimi tre fondatori a Milano nel 1977 del Gruppo di Psicologia Giuridica) e di alcuni sporadici interventi di criminologi – allievi di Di Tullio – come Franco Ferracuti (1959) o Mario Fontanesi (1958) che, attraverso articoli o pratica professionale, ripresero i contenuti del convegno del 1954 sulle riforme della Procedura Penale e contribuirono allo sviluppo dell’evoluzione della materia.
Attualmente, la psicologia giuridica sembra avere finalmente raggiunto un punto stabile di equilibrio fra le diverse discipline che regolano l’ambito forense, trovando una sua collocazione fra il diritto e la psichiatria forense. Ne è testimone l’assegnazione di cattedre universitarie in questa materia, i numerosi Corsi di Formazione, di Perfezionamento e Master, svolti presso strutture pubbliche e private, così come la nascita di associazioni di psicologia giuridica (Associazione Italiana di Psicologia Giuridica AIPG, struttura a carattere nazionale di psicologi e giuristi), e di centri studi e ricerche (Società Italiana di Criminologia S.I.C., Istituto Superiore Internazionale di Scienze Criminali ISISC, Istituto di Formazione e Ricerca Scientifica CEIPA, ecc.). Lo stesso intervento di psicologi nei Tribunali, soli, o in collaborazione collegiale con altre figure professionali è divenuto sempre più massiccio ed imprescindibile. Sono state elaborate indicazioni su come intervenire in ambito peritale da parte degli esperti e dei consulenti tecnici, come ad esempio le Linee Guida Deontologiche dello Psicologo Forense e la Carta di Noto (Specifiche per l’esame del minore in caso di abuso sessuale), che indicano un’attenzione particolare rispetto alla disciplina, che dato il notevole incremento della casistica peritale, necessita di sempre più sistematicità e coordinazione.
Come fin’ora sommariamente descritto, la psicologia giuridica è dunque una materia che “per il vasto campo che abbraccia può utilizzare contributi della psicologia generale, della psicologia sperimentale, dinamica, comunicazione sociale, ecc.” (Gulotta, 1987). Prendendo spunto da E. Ferri (E. Altavilla, 1925- rielaborato poi da G. Gulotta 1987), si può suddividere la psicologia giuridica oggi in cinque differenti campi:
• la psicologia criminale, che si occupa dello studio della personalità di un individuo in quanto autore di un reato, dei concetti di criminalità e devianza, di devianza minorile, dei modelli di analisi e delle teorie interpretative.
• la psicologia giudiziaria, che studia la personalità dell’individuo in quanto imputato, nonché le persone che partecipano al processo (giudici, testimoni, avvocati, parti lese); analizza gli aspetti di responsabilità penale e pericolosità sociale, le strategie e le tattiche in ambito processuale, la vittimologia e la psicologia della testimonianza. Innovativo, a tale proposito, sarebbe lo studio della personalità del giudice, togato o popolare, come d’altronde già avviene in altri sistemi, in cui vengono effettuati accertamenti psicodiagnostici obbligatori per la selezione dei futuri magistrati (Ermentini 1976).
• la psicologia penitenziaria, che esamina i problemi psicologici relativi alla detenzione, attraverso attività di osservazione, sostegno e trattamento del condannato; esamina la personalità di un soggetto sottoposto ad una pena, in riferimento all’ordinamento penitenziario (legge 26 luglio 1975 n. 354) , le misure alternative alla detenzione ed il trattamento individualizzato rispondente ai bisogni dell’individuo.
• la psicologia giuridica civile, che valuta, attraverso consulenze tecniche e di parte, nei casi di separazione e divorzio le capacità genitoriali in ordine all’affidamento dei figli e nei casi di adozione l’avvio di percorsi nazionali e internazionali.

• la psicologia legale, che coordina le nozioni di psicologia esistenti all’interno del codice per contribuire al miglioramento delle leggi attraverso analisi delle categorie giuridiche a rilevanza psicologica. 


Il riconoscimento che la psicologia giuridica ha avuto dalla comunità scientifica e, di conseguenza, l’espansione dell’attività peritale fanno in modo che, per la complessità dell’operato psicologico, è necessario mantenere elevato il livello qualitativo dell’intervento, attraverso una specifica e valida formazione in continuo aggiornamento. A tal fine, un ruolo centrale nella metodologia specifica della psicologia giuridica lo rivestono senz’altro i Test psicologici (soprattutto quelli proiettivi ed il Rorschach in particolare) che possono essere considerati parte integrante di qualunque esame peritale.
Per quanto riguarda l’ambito minorile, l’esame della personalità viene molte volte addirittura richiesto e specificato nei quesiti posti dal giudice; nel penale, per valutare l’imputabilità e il grado di responsabilità (art. 98 c.p.) di un minore autore di un reato; in perizie su minori vittime di abusi sessuali o maltrattamenti, con quesiti prettamente psico-sociali (Fornari 1989); nel civile, in casi di affidamento minorile in coppie separate, oltre ad approfondite valutazioni sulle relazioni fra i componenti della famiglia, sull’ambiente culturale e sociale dei protagonisti, viene spesso richiesto un esame della personalità viene a tutti i componenti del nucleo familiare. In ogni caso, sia nell’età adulta che in quella evolutiva, può ormai ritenersi acquisita l’integrazione di più metodologie dell’esame psichico, dai colloqui liberi e tematici alla via sperimentale di Test psicologici standardizzati (Abbate, Capri, Ferracuti 1990; Capri 1989; Capri, Lanotte 1997; Ferracuti 1959).
In aggiunta a tali tematiche, troviamo inoltre questioni che si propongono e si sviluppano seguendo il continuo divenire della psicologia giuridica e del suo oggetto di studio; riportiamo il danno alla persona, la mediazione (da quella familiare alla mediazione penale, culturale, aziendale), la partecipazione all’attività investigativa nelle prime indagini giudiziarie, la riattribuzione di sesso, la fecondazione artificiale, e tutte i nuovi dibattiti che riguardano il rapporto persona – norma – società e che necessitano di quella integrazione della psicologia giuridica con le altre discipline maggiormente strutturate, sia per loro stesse intrinseche finalità, sia per storia e tradizione.